Castiglione, come altri castelli del territorio tornimpartese, partecipò alla fondazione della nuova città dell'aquila nel 1254 : le sue genti si insediarono nel quartiere di S. Giovanni di Lucoli, ed eressero anche una chiesa che dedicarono a S. Angelo. Come gli altri castelli, anche Castiglione aveva un proprio stemma, rappresentato da “una torre torricellata, alla porta e finestre aperte, poggiata su di una campagna e sormontata da una corona d’oro a cinque punte”.  Nel 1380, su volere della regina Giovanna II di Napoli, il castello di Castiglione fu ricostruito. Quindi, si può presumere che a seguito di questa ricostruzione voluta dalla Regina di Napoli proprio sul territorio di confine tra il Regno di Napoli e  lo Stato della Chiesa, il "Castello" di Castiglione cominciò a rivivere, viste anche le condizioni favorevoli del suo territorio : presenza di abbondante acqua, di boschi, di selvaggina, di pascoli, terre fertili per la coltivazione.  Castiglione, come Tornimparte, ebbe un ruolo primario nel governo della nuova città dell'aquila : eleggeva un proprio sindaco che faceva parte della "Camera Aquilana" , forniva soldati a piedi ed a cavallo per le guerre che furono combattute nel corso dei secoli; inoltre, non si può non ricordare che proprio sulla parte di città in cui si insediarono le genti dei castelli sopra citati, furono erette cinta murarie maestose, ancora esistenti, e la "Fontana delle 99 Cannelle", uno dei più importanti monumenti della  città di L'Aquila.

Tornando alla struttura del castello, si devono ricordare anche i terremoti del 1461, 1462,1639, ed in particolare quelli del 1703, 1791, che distruggendo gran parte della città di L’Aquila, sicuramente non risparmiò il castello di S.Angelo. Dopo tali sismi, sicuramente, la popolazione abbandonò l'antico borgo, per trasferirsi definitivamente nel nuovo paese di Colle Martoni. In tempi più recenti non si hanno notizie dell'antico borgo, testimoniando, quindi, il suo totale abbandono e la sua, purtroppo, mancata ricostruzione dopo i terribili terremoti sopra ricordati. Pareti anche alte una decina di metri, fino ad inizio secolo spiccavano maestose sul colle : purtroppo, il sisma del 1915 le ha distrutte. Dell’antica rocca, del borgo fortificato oggi restano solo dei ruderi. Secoli di totale abbandono non hanno fatto altro che far perire la struttura sotto l’azione degli agenti atmosferici e della vegetazione. Il bosco di faggio, i rovi hanno ricoperto totalmente la collina dove sorgeva maestoso il castello e che fino ad inizio secolo era completamente brulla.Un primo intervento di ripulitura, con decespugliamento e disboscamento, ha permesso di riportare alla luce ulteriori tratti di cinta muraria e resti di costruzioni adibite ad abitazioni del popolo, che nel primo rilevamento topografico effettuato dal Geom. Aldo Gianvincenzo, non era stato possibile rilevare, gelosamente nascosti dalla fitta vegetazione.

Sin dal primo rilevamento è emersa una struttura imponente: la Rocca a dominio della vallata, con la sua superficie di 600 mq, il borgo fortificato lungo la dorsale della collina con le abitazioni del popolo (totalmente riempite di detriti) dove sono ancora visibili i buchi nel muro per sostenere le travi dei solai del primo piano, le finestre, i camini. La Rocca è la parte del castello che si è meglio conservata: si presenta con muri alti anche 4 – 5 metri; i locali del piano terra sono totalmente riempiti di detriti. Degli antichi torrioni (presumibilmente due) uno (quello esposto a nord) conserva parte della sua struttura originaria; l’altro (quello esposto a sud) è completamente diruto: pezzi interi di muro sono rotolati lungo la collina. L’intervento di ripulitura ha permesso di riportare “a nudo” la collina: osservandola attentamente si può notare la “discontinuità”, si possono osservare cumuli di pietre e detriti ricoperti dall’erba, testimoniando il crollo della struttura su se stessa: possiamo quindi affermare che sicuramente ci sono locali completamente riempiti di detriti, che potrebbero nascondere suppellettili, attrezzi, pietre lavorate, indispensabili per capire lo stile di vita e l’economia del popolo castiglionense.

Notizie tratte da:
"Il Castello di S.Angelo di Castiglione - Ju Castellacciu" a cura di Maurizio Santucci e Daniele Fusari